Tenuta Le velette - Orvieto
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Il vino e Orvieto

Dopo aver importato la vite dai Greci il vino divenne un alimento quotidiano per gli Etruschi, che in questi luoghi trovarono un territorio perfetto per la coltivazione della vite. Il ruolo del vino è sempre stato quindi di grande importanza per Orvieto e il commercio al quale diede vita fece da apripista per l’espansione della fama e dell’influenza della città in Italia e all’estero, con gli Etruschi prima e i Romani poi. Nei secoli a venire la fama del vino di Orvieto non accennò a diminuire, il territorio continuava ad esprimere ottimi prodotti e i coltivatori locali a migliorare tecniche e strutture sfruttando la scia aperta dai loro antenati.

Orvieto quindi uscì dal Medioevo, periodo durante il quale i"Consoli” giuravano di salvaguardare – tra le altre cose – le vigne, decretandone la definitiva legittimazione come materia prima principale nell’esportazione del territorio. Già prima dell’epoca moderna quindi a Orvieto esistevano norme che stabilivano le pene per chi avesse deturpato le vigne altrui ed erano stati nominati alcuni custodi, una sorta di Guardie Forestali specializzate in viticoltura, che dovevano controllare i campi, l’andamento dei lavori durante l’anno e la produzione di uva. Salvaguardia necessaria, come da documenti catastali dell’epoca, in ogni angolo del territorio – rupe e suoi declivi compresi – visto che erano state piantate viti dovunque.

Normale che nell’epoca dei liberi comuni anche l’amministrazione locale incentrasse sull’uva e sul vino lo sviluppo della città, dando il via ad un processo di crescita di questo settore anche a livello organizzativo inserendo, a protezione del prodotto e dei consumatori finali, anche nuovi controlli su eventuali frodi commesse in fase di produzione o di vendita.

Il successo del vino di Orvieto proseguì grazie al gradimento della Corte pontificia e di artisti come il Pinturicchio, che ne chiese grandi quantità come parte del pagamento per la sua opera. Persino il Duomo della città, conosciuto in tutto il mondo, deve parte del suo splendore al vino visto che si conservano numerose testimonianze di come venisse usato al posto della moneta per i maestri scalpellini che lavorarono il travertino e per gli stessi artisti che realizzarono gli affreschi (Luca Signorelli chiese un vitalizio da 1000 litri l’anno!). La tradizione tramanda poi che fosse vino di Orvieto quello con cui brindarono Garibaldi e i suoi a Talamone prima di riprendere il mare mentre D’Annunzio lo definì "Sole d'Italia in bottiglia”.

Un tesoro di così grande portata non poteva rimanere orfano e infatti nel 1958 nacque il Consorzio del Vino Tipico di Orvieto, associazione nata con lo scopo di tutelare la qualità e l'immagine del prodotto locale, divenuto poi Consorzio Tutela Vino Orvieto nel 1971, anno di riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata ORVIETO. Anche in questa occasione, come per tutta la storia della produzione vitivinicola della zona, la Tenuta Le Velette recita un ruolo importante visto che tra i fautori e promotori del Consorzio figura il Dott. Marcello Bottai, padre degli attuali proprietari.

Oggi sono presenti due Denominazioni di Origine Controllata nel territorio:

- Orvieto D.O.C. 

- Rosso Orvietano D.O.C.

È riservato l’appellativo "Classico” ai soli vini Orvieto D.O.C.  prodotti nella zona più antica di produzione del vino di Orvieto.

La Tenuta LeVelette produce tutte le tipologie di DOC orvietane, fregiando i propri vini dell’appellativo "Classico” essendo collocata geograficamente nell’antica zona di produzione dell’Orvieto.

Tenuta Le velette - Orvieto